giovedì 9 maggio 2013

Ladies and gentleman, the great and woundrous Doctoooooor J

Doctor J in palleggio

C'è una data. Un giorno, un mese ed un anno. Forse persino un orario che non è dato sapere.
C'è un momento preciso in cui pare tutto abbia avuto inizio. In cui la pallacanestro ha compiuto la sua ultima grande rivoluzione. Sarebbe cambiata per sempre e nulla sarebbe stato più come prima.
In precedenza c'era stato un occhialuto lacustre, sponda Minneapolis, col 99 sulle spalle. Il suo nome era George Mikan. Il suo ruolo era centro. Cambiò il modo di intendere il basket. Introdusse il concetto di giocatore dominante. Dopo di lui e per molti degli anni a venire qualsiasi squadra avesse avuto velleità  di vittoria non avrebbe potuto prescindere da un big man sotto canestro.
Poi era arrivato tale Bill Russell. Con lui il mondo del basket aveva scoperto che le partite potevano essere vinte con la difesa. Che forse era più importante subire un canestro in meno piuttosto che realizzarne uno in più. Russell aveva cambiato radicalmente il modo di intendere il gioco, i suoi concetti, le sue tattiche, la sua psicologia.

giovedì 2 maggio 2013

Se avessi voluto andare a Washington mi sarei candidato per la presidenza degli Stati Uniti!

La perfetta esecuzione di Barry

Esiste un solo giocatore nella storia del basket ad essere stato top scorer NCAA, NBA e ABA.
Il suo nome è Richard Dennis Francis Barry III. 

Per tutti semplicemente Rick, Rick Barry.
Se stiliamo una lista dei più grandi potenziali offensivi che abbiano mai calcato un parquet, accanto ai nomi dei vari Baylor, Chamberlain, Jordan, Bryant, figura senza ombra di dubbio anche quello di Barry. 

Talento sconfinato e tempestoso. Una delle migliori small forward di sempre. 
Barry ha segnato oltre 25.000 punti in carriera, in quattro stagioni ha realizzato oltre 30 punti a partita, ha detenuto per anni il record per la media punti più alta realizzata in una serie di finale. Ha giocato 12 All Star Game. Per cinque volte è stato primo quintetto NBA, per quattro volte primo quintetto ABA. 
Solo numeri, si dirà. Ma Rick Barry è stato molto più di questo.

giovedì 25 aprile 2013

La mia più grande emozione è stata quando io e Elgin Baylor abbiamo realizzato insieme 73 punti. Lui ne ha messi 71.

Elgin Baylor in azione contro i Celtics

Si può dire tutto ed il contrario di tutto su Elgin Baylor. Ed esser sicuri di non sbagliare.
Si può definirlo il miglior giocatore di sempre a non aver mai vinto un titolo, ma allo stesso modo il più grande fra i “perdenti” nella storia della NBA.
Possiamo affermare che è stato una delle più devastanti macchine da canestro a calcare un parquet di basket, ma nel contempo che non ha mai un vinto un titolo di miglior realizzatore della lega. 
Ha risollevato i Los Angeles Lakers dal baratro del fallimento, ma non è mai stato capace di portarli sul tetto del mondo.
E' stato il primo giocatore ad elevare il livello del gioco al di sopra del ferro, ma quando si parla di questa rivoluzione i nomi ricorrenti cui si fa riferimento sono sempre quelli di Connie Hawkins, Julius Erving e ovviamente Michael Jordan. 

giovedì 18 aprile 2013

La palla è subdola. Non ha spigoli, non ha facce e rotola sempre.

Gianni Brera e l'inseparabile sigaretta

Fossimo stati La Settimana Enigmistica, avremmo potuto iniziare questo testo con un sempre di moda e di sicuro effetto "Forse non tutti sanno che".
Forse non tutti sanno che molti dei termini quotidianamente usati nel linguaggio calcistico e sportivo hanno un unico padre, un uomo dalla fertile vena letteraria e dall'ampia cultura di estrazione classica, che seppe ben amalgamare gli elementi della lingua italiana con quelli tipici degli idiomi regionali ed esteri, il cui talento narrativo era immenso. 
Quest'uomo è il maestro del giornalismo italiano, al secolo Giovanni Luigi Brera da San Zenone al Po', detto Gianni. Nato nel 1919, morto in una fredda notte di metà dicembre del '92. Aveva 73 anni e tanto ancora da dare. E da dire.

giovedì 11 aprile 2013

Primo classificato Coppi Fausto. In attesa del secondo trasmettiamo musica da ballo.

Fausto Coppi al Giro del '49

Correva l'anno 1946, il primo dopoguerra. Mese di marzo.
Il tempo era bello, la temperatura fresca alle 7.30 del mattino. 
Poco più di un centinaio di corridori erano pronti ad inforcare le bicilette e dare il via alla trentasettesima edizione della Milano-Sanremo. 
Fausto Coppi aveva 27 anni e vestiva per la prima volta la famosa casacca bianco-celeste della Bianchi.
Aveva già vinto un giro d'Italia nel 1940, prima della guerra, da gregario di Gino Bartali. Aveva meno di vent'anni all'epoca, era all'esordio fra i professionisti.
Era partito senza alcuna velleità di vittoria finale, ma il 29 maggio, sull'Abetone, sotto il diluvio, se n'era andato in fuga, staccando tutti. 
All'arrivo a Modena gli avevano consegnato la maglia rosa. Non l'aveva più mollata fino a Milano.

giovedì 4 aprile 2013

Lo vedi quel tipo basso e ciccione?...

Da Kocsis a Puskas: la grande Ungheria

Il tipo basso e ciccione si chiamava Ferenc Puskàs. Il colonnello Ferenc Puskàs Birò, per esser precisi. Attaccante ungherese dal sinistro mortifero, stella della Honved e della nazionale magiara, la compagine che stava strabiliando il mondo e che sarebbe divenuta famosa con il nome di Aranycsapat, la squadra d'oro. 
Forse, la più grande nazionale di calcio ad aver mai calcato campo di gioco, Brasile di Pelé permettendo.

giovedì 28 marzo 2013

Quando passai davanti alla tribuna d'onore, il cancelliere tedesco mi guardò, si alzò in piedi e mi salutò con un cenno della mano...

Berlino '36: Il podio del salto in lungo

In realtà si chiamava James Cleveland. 
Veniva dal profondo sud, da Oakville in Alabama per essere precisi, ma ben presto per sfuggire alla morsa della fame e della miseria, quando aveva ancora otto anni, la sua famiglia decise di trasferirsi nel midwest, in Ohio.
L'appellativo Jesse, si dice, glielo diede un'insegnante di Cleveland che aveva difficoltà a capire il forte accento del sud del piccolo James, quando diceva di chiamarsi J.C.
Quel nomignolo gli rimase cucito addosso per tutta la vita. Fu così che,
diversi anni dopo, il giovane James Cleveland divenne famoso in tutto il mondo con il nome di Jesse.
Jesse Owens, forse il più grande personaggio sportivo del ventesimo secolo. 
Il simbolo imperituro dei Giochi Olimpici. L'uomo che umiliò Adolf Hitler. O almeno, questo è quanto ci è sempre stato detto.

giovedì 21 marzo 2013

Wednesday Basketball Geo Mikan Vs. Knicks

Il tabellone del Madison Square Garden

In principio era Mikan. George Lawrence di nome. Mr Basketball per soprannome. 
Occhialuto viso pallido di due metri e zero otto per 240 libbre. Classe 1924. College De Paul. 
Sette stagioni in NBA, ai Minneapolis Lakers. Cinque titoli. In carriera 23.1 punti e 9.5 rimbalzi a partita. 
Inarrestabile per i suoi tempi. Con lui nacque il concetto di giocatore dominante. La prima grande superstar del basket a stelle e strisce è stata lui. Quella che ha avuto l'impatto maggiore, difficilmente quantificabile, superiore a quello di Jordan, paragonabile forse solo a quello di Bill Russell.